Oltre l'annata: la riserva perpetua come nuova idea di tempo
- Giampiero Antonio Diruggiero
- 21 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Quando si parla di vino, una delle prime cose che si guarda è l'annata.
2021.
2022.
2023.
È così da sempre: una bottiglia viene identificata dalla vendemmia che l'ha generata, come se un solo anno fosse sufficiente a raccontare un territorio, una cantina e il lavoro di chi quel vino lo produce.
Io, invece, a un certo punto ho iniziato a farmi una domanda. E se non fosse così?

Un'idea che nasce dal tempo
Negli ultimi anni il vino artigianale (o vino naturale, chiamiamolo come volete!) ha rimesso in discussione molte certezze, dimostrando che un disciplinare non coincide necessariamente con la qualità e che il produttore, con le sue scelte, è il vero protagonista del vino.
Eppure un ultimo principio è rimasto quasi intoccabile: quello dell'annata. Lo è stato anche per me, fino a quando ho iniziato a chiedermi se una sola vendemmia potesse davvero raccontare un territorio, una cantina o un percorso. Molti considerano il tempo semplicemente come il periodo di affinamento ma io col tempo ho iniziato a credere che sia qualcosa di più, un ingrediente del vino. Ogni vendemmia aggiunge profondità, equilibrio e memoria. Una traccia che continuerà a vivere anche negli anni successivi.
La riserva perpetua
Con la vendemmia 2024 ho iniziato un progetto che accompagnerà tutti i miei vini, creando delle riserve perpetue non ossidativa affinata a botte colma.
Ogni anno una parte del vino entrerà in questa riserva, portando con sé il carattere della nuova stagione senza cancellare quello delle precedenti. Quindi l'annata 2024 di Dune Bianche, quella attualmente sul mercato, è l'ultima, o meglio: è l'ultima ad esistere da sola. La vendemmia 2024 sarà sempre presente, affinata in botti esauste o damigiane da 54 litri. Ogni nuova massa andrà ad alimentare la stessa massa perpetua. Non è un'idea nuova, dato che le riserve perpetue fanno parte della storia del vino da secoli, vedi i grandi vini ossidativi isolani e il Vin Jaune. La differenza è che qui tutto questo avverrà a botte colma senza ossidazione.
Non lo faccio per correggere un'annata con un'altra o per ottenere vini sempre uguali., ma faccio perché credo che una singola vendemmia non basti a raccontare davvero tutto ciò che un vino, ma soprattutto un produttore, può essere.
Una verticale infinita
Mi piace definirla così: una verticale infinita.
Di solito una degustazione verticale mette a confronto annate diverse dello stesso vino per capire come cambia nel tempo, mentre nel mio caso accade l'opposto: ogni nuova vendemmia entra a far parte di tutte quelle che seguiranno e il tempo non separa le annate ma le unisce.
Ogni bottiglia conterrà sempre una parte della storia che l'ha preceduta e diventerà, a sua volta, parte di quella futura. È una verticale che non finisce mai.
Perché una riserva perpetua
Essere diverso o provocare? Forse.
Ma fare vino è una cosa troppo importante e complessa, per me, per essere ridotta al racconto di una sola annata.
Io cambio, come i vigneti, il clima, l'esperienza: perché il vino dovrebbe cominciare ogni anno da zero?
Ho sempre trovato limitante costruire vini senza un passato, soprattutto se tutta la loro identità viene affiata al semplice racconto del territorio, che spesso diventa un alibi. Io voglio fare il contrario, costruendo vini che abbiano memoria e anno dopo anno diventino più profondi, complessi e stratificati: non una fotografia ma una storia.
Oltre l'annata
La vendemmia 2024 è l'inizio di questo percorso.
Da oggi i miei vini non saranno più il racconto di una sola stagione ma il racconto del tempo.
Perché, se una degustazione verticale mostra come un vino cambia negli anni, la mia riserva perpetua è qualcosa di diverso, è una verticale infinita, nella quale ogni nuova vendemmia continua la storia iniziata con quella precedente.
È questo il vino che voglio produrre.




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